Addio alla spilletta: l’oggetto più perso al mondo sta per andare in pensione
Raccogliamoci in un momento di silenzio per la spilletta del telefono che sta per andare in pensione dopo anni di fedele servizio. E, certo, se qualcuno la dovesse anche trovare, le porgeremmo l’ultimo saluto di persona.
Stiamo parlando di quella clip di metallo che serve ad aprire il carrellino della SIM e che conserviamo con cura quando compriamo uno smartphone, salvo poi perderla alla prima occasione. Il telefono cambia, ma il problema rimane. O almeno così era fino all’arrivo delle SIM digitali, che stanno iniziando a toglierle il lavoro.
Ma prima di dire addio, approfondiamo l’argomento perché è interessante da diversi punti di vista.
Avrei giurato che era lì
Nel pacchetto dello smartphone nuovo era sempre attaccata a un cartoncino. La tiravi fuori, inserivi la SIM e la rimettevi dentro. Un’operazione così semplice, quasi disarmante nella sua linearità, che c’erano tutte le condizioni per una lunga e felice convivenza.
Poi sono arrivate le contromisure: prima il laccetto per non perderla, poi la plastilina per darle un’impugnatura riconoscibile. Un accessorio per non perdere un accessorio. Anche quello è sparito.
La cosa fastidiosa è che non viene quasi mai usata. Potrebbe stare lì per mesi, se non anni, senza che nessuno se ne accorga. Le chiedi cinque secondi di disponibilità e non si fa trovare, forse perché aveva qualcosa di meglio da fare?
Non la prestare. Anzi, l’hai già prestata
Sapevi ancora incredibilmente dove fosse. Tuo fratello veniva e te la chiedeva “per un secondo”. Gli davi la spilletta, perché negare una cosa simile a qualcuno sembrava scortese, dopo tutto era solo una spilletta.
Quando gli chiedevi di restituirla, ti veniva data una risposta molto precisa: “L’ho lasciata lì.”
Dove era questo “lì”? Dove? La scrivania? Il mobile davanti all’ingresso? Vicino alla vite avanzata quando abbiamo montato la libreria, che nessuno aveva avuto ancora il coraggio di buttare?
Nel frattempo, avevi bisogno di aprire il telefono.
Se avevi la fortuna di indossare degli orecchini, iniziavi a tastare il lobo dell’orecchio, ma in caso contrario dovevi iniziare a cercare graffette e aghi, con gli stuzzicadenti come ultima proposta da parte di qualcuno che cercava di essere utile.
In questo caso sarebbe stato meglio fermarsi a riflettere un attimo per non perforarsi un dito involontariamente. Ma forse bastava leggere le istruzioni: quelle di Apple, ad esempio, indicavano quale strumento usare, o come piegare una graffetta, per aprire il carrellino senza forzare. Un approccio meno avventuroso, ma forse in questo caso valeva la pena consultare il manuale.
Le scatole, tutte al loro posto
È quasi divertente pensarci: perdiamo la spilletta, ma conserviamo la scatola per anni. Il telefono viene venduto, regalato o chiuso in un altro cassetto e la scatola è ancora lì. Ha ancora divisori, manuale… a volte anche un cavo. Naturalmente il posto della spilletta è vuoto.
Non sappiamo davvero cosa ne faremo. Ma è una bella scatola ed è praticamente nuova.
La novità: lo sportellino può restare chiuso
Ed eccoci alla causa del pensionamento. Su uno smartphone compatibile, una eSIM ti permette di configurare il servizio senza inserire una scheda fisica: il componente richiesto è già presente nel dispositivo e il profilo dell’operatore viene caricato digitalmente.
E di smartphone compatibili ormai ce ne sono molti: dagli iPhone più recenti ai Google Pixel, fino ai Samsung Galaxy di fascia alta. Il supporto non riguarda più solo i modelli di punta, ma si sta estendendo anche a quelli di fascia media.
A seconda del servizio, segui le istruzioni nell’app, inquadri un codice QR oppure procedi dalle impostazioni.
Il profilo dell’operatore non ha il fascino di un nuovo oggetto da scartare. Ma non cade sul pavimento, non devi cercarlo in controluce tra le piastrelle della cucina e nessuno chiede se puoi prestarglielo per aprire un altro telefono.
Il vano, se c’è, può rimanere dov’è; l’orecchino e tutti gli strumenti improvvisati anche.
In viaggio, con due mani finalmente sufficienti
Il vantaggio è immediatamente evidente quando devi cambiare connessione all’estero. Chiunque abbia sostituito una SIM in aeroporto sa quante cose bisogna controllare: telefono, scheda italiana, scheda locale, carrellino… mentre qualcuno aspetta, la borsa scivola e non c’è una superficie di appoggio decente.
Per un momento, sembra che usare un lavandino abbia un senso (ma non è mai così).
Con un piano digitale da viaggio puoi organizzarti prima della partenza, controllando quando installarlo e quando attivarlo. Se il telefono supporta due linee, quella italiana può restare a fianco di quella dedicata al viaggio.
Restano un paio di cose da controllare: quale linea usare per internet e come impostare il roaming su quella italiana. Serve un po’ di attenzione, ma almeno puoi fare tutto da seduto, senza una nano-SIM appoggiata sul passaporto.
Non buttiamola proprio oggi
Prima di ritirare definitivamente la spilletta varrebbe comunque la pena aspettare un po’: il telefono deve essere compatibile e l’operatore deve supportare il servizio. Le schede tradizionali circoleranno quindi ancora per diversi mesi.
Se hai ancora una spilletta, conservala. Magari senza comprare un contenitore apposito, perché poi rischieresti di non ritrovare nemmeno quello.





